Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > un lavoro ben fatto parte 6
incesto

un lavoro ben fatto parte 6


di femboyinesperto
16.01.2026    |    1.741    |    6 9.3
"Quando entrai nella stanza dello zio per fargli il letto, l'abituale formicolio all'uccello si trasformò in un'erezione immediata e insistente..."
La mia vita era sospesa tra due mondi, due dominazioni così diverse da sembrare appartenenti a universi paralleli.
Da un lato c'era lo zio, le sculacciate di qualche giorno prima che ancora si mescolavano nella mia memoria tra dolore e piacere. Dall'altro c'era la signora delle pulizie, la sua crudeltà fredda e metodica, il suo sguardo analitico e le sue richieste precise che mi spogliavano di ogni dignità.

Le giornate avevano assunto un nuovo ritmo, prima di andare a letto toglievo la brasiliana e la mettevo ad asciugare dietro il calorifero, dormivo col pigiama senza nulla sotto.
La mattina mi alzavo prima dello zio, indossavo la brasiliana nera; a volte ancora umida della sera precedente e gli preparavo la colazione. Appena lui si sedeva a tavola io andavo a fargli il letto, lui di norma rimaneva ad osservarmi bevendo il caffè senza dir nulla.
Mi muovevo in punta di piedi per la casa, una presenza silenziosa che si prendeva cura della casa. Un angelo del focolare.

Lo zio sembrava gradire questo cambiamento, non si era mai espresso direttamente, ma il modo in cui accettava di venir servito, il suo cenno soddisfatto quando vedeva i piatti già lavati, tutto parlava chiaro. Capivo che lui attribuisse questa trasformazione alle sculacciate di qualche giorno prima, a quella lezione che evidentemente aveva funzionato.
"Vedi," mi aveva detto una mattina mentre io gli rifacevo il letto, le lenzuola ancora calde dal suo corpo "a volte basta una mano ferma per mettere le cose a posto.".
Io avevo solo annuito, rimettendo a posto i cuscini, il tessuto della brasiliana nera che mi stringeva i fianchi, mentre il cotone del pigiama mi accarezzava la parte inferiore del sedere.

La signora delle pulizie, dal canto suo, aveva smesso quasi completamente di lavorare. Ogni mattina arrivava, si sedeva sulla stessa poltrona in cui lo zio mi aveva sculacciato, e mi guardava mentre finivo i pochi lavori di casa che restavano. Poi mi chiamava in salotto.
"In ginocchio." mi ordinava e io obbedivo.
Una volta mi ero inginocchiato prima che lei facesse in tempo a chiedermelo, allora la signora mi fece rialzare e nuovamente inginocchiarmi, poi mi fece alzare di nuovo e di nuovo inginocchiarmi.
Sette volte.

Poi mi accarezzò la testa dicendomi "Non fraintendermi: mi piace che sappia quale sia il tuo posto, quello che non mi piace è che ci hai pensato da sola... pensare non è per le ragazze come te." quindi mi diede un buffetto sulla guancia, mi ordinò di toglierle le scarpe e la routine continuò come al solito: i suoi piedi erano diventati una parte sempre più importante della mia giornata, tanto che avevo iniziato a sognarli di notte.
Non che mi piacessero, ma a furia di passare ogni giorno almeno un'ora a massaggiarli, la loro presenza non poteva essere ignorata: ogni giorno sentivo la pelle ruvida sotto i miei polpastrelli, assorbendo l'odore neutro della sua giornata lavorativa, con lo sputo puntuale della signora sulla mia mano come unico lubrificante.
Sette sputi.
Sempre sette, avevo contato.
"Sei una brava ragazza," mi diceva alla fine "ma non sei ancora perfetta.".
Poi mi ordinava di masturbarmi, in ginocchio ai suoi piedi, gli occhi chiusi e la lingua fuori, mi masturbavo mentre lei mi guardava giudicandomi in silenzio, per infine ordinarmi di venire sulla sua mano sinistra, leccando il mio sperma fino all'ultima goccia.
Io eseguivo, meccanicamente, il corpo che rispondeva a comandi che la mente faticava a comprendere.

Quel pomeriggio, mentre ero curvo sul lavello, le mani immerse nell'acqua calda e schiumosa, lo zio entrò in cucina.
Mi guardò per un momento, appoggiato allo stipite della porta, senza dire nulla. Io sentivo il suo sguardo pesante sulla mia schiena, sulla curva del mio sedere che si delineava sotto i jeans attillati.
Mi piegai un po' di più, facendo scivolare la maglietta su per la schiena e lasciando che l'elastico nero della brasiliana spuntasse dai jeans.
Un piccolo triangolo di tessuto nero contro la mia pelle bianca.

Lo zio non si mosse.
Continuai a lavare i piatti, il cuore che martellava nel petto, le posate che sbattevano contro la porcellana erano l'unico suono che rompesse il silenzio.
Mi piegai ancora di più, esponendo quasi completamente il nero della mutanda brasiliana. Finalmente, sentii un suo movimento, un respiro più profondo.
Aspettai.
Sentii qualche passo veloce e un rumore di porta che si apre, si chiude e di chiave che gira nella serratura. Lo zio era andato in bagno, chiudendo la porta a chiave.

Mi avvicinai silenziosamente, le dita ancora bagnate e insaponate.
Attraverso la serratura, vidi lo zio davanti al lavandino, i testicoli appoggiati al lavello, la testa reclinata indietro, gli occhi chiusi. La sua mano si muoveva freneticamente sul suo pene, e dopo pochi istanti, vidi delle gocce bianche schizzare contro la porcellana del lavandino.
Si guardò allo specchio per un momento, scosse la testa e poi il suo sguardo si diresse verso la porta.

Tornai svelto in soggiorno, il cuore in gola. Forse voleva che pulissi, mi immaginai già a leccare il suo sperma dal lavandino, mentre lui mi guardava e giudicava, dicendomi che non ero più un uomo, mentre io sentivo il suo sapore e ingoiavo.
Invece sentii lo scrosciare dell'acqua.
Poi il rumore cessò, la porta si aprì e lo zio tornò in salotto.

"Evidentemente le sculacciate non sono bastate, spogliati." mi disse con voce fredda, "Completamente.".

Eseguii, le dita che tremavano mentre mi toglievo la maglietta esponendo il mio petto glabro, quindi le mie braccia magre si mossero verso i pantaloni con un misto di paura ed eccitazione al pensiero dello sguardo dello zio sulle mie mutande, invece si girò dall'altra parte, voltandomi le spalle.
Finii di spogliarmi lentamente, lasciando la brasiliana per ultima e sperando lo zio si girasse.
Ma non si girò.
Quando ebbi finito, rimasi nudo rivolto verso le sue spalle, le mani a coppa per coprire il pene che sarebbe stato in erezione se il freddo non fosse stato così intenso...o forse era soltanto la tensione.

"Hai finito?" mi disse senza voltarsi.
"Si, zio." risposi.
"Non chiamarmi zio: chiamami Signore.".
"Si, signore.".
"Vieni qui." ordinò, e andai a sdraiarmi sulle sue ginocchia come la prima volta, il culo per aria ma stavolta nudo.

Non so se perché, magari l'altra volta il tessuto dei pantaloni le attutiva, ma stavolta le sculacciate furono diverse.
Più forti e crudeli.
Ogni colpo era un tuono che rimbombava nel mio corpo, facendomi tremare dall'interno.
La prima mi strappò un gemito, la seconda un singhiozzo. Dalla terza, iniziarono a scendere le lacrime.

Alla sesta sculacciata, feci un urlo, un suono acuto e disperato che non riuscivo a controllare, lo zio mi mise la mano sulla bocca, soffocando le mie urla tra le sue dita forti.
La settima arrivò forte come le altre, ma non riuscivo più a urlare.
All'ottava mi accorsi di aver completamente sbavato la mano dello zio.
Prima che arrivasse la nona, cominciai a baciargli senza ritegno il palmo della mano.

"Nove." e il colpo mi fece balzare come se fossi stato colpito da una frusta.
"Dieci." e crollai sulle sue ginocchia, singhiozzando silenziosamente.
Quando mi alzai, notai una piccola macchia umida sui jeans dello zio, proprio all'altezza del suo inguine.
Era la mia saliva? O una macchia di sperma? Ma lo sperma di prima... o di adesso?

Lo zio si alzò senza dire una parola e si diresse verso la sua stanza, lasciandomi piangente in posizione fetale sul pavimento del salotto.
Quando finalmente mi rialzai, mi resi conto che le mie mutande erano sparite dal pavimento, e sentii il rumore secco della serratura della stanza dello zio che si chiudeva a chiave, precludendomi oltretutto l'accesso al bagno.

La mattina dopo, l'aria in casa era cambiata. Lo zio non mi guardava più negli occhi, neanche per l'occasionale sorriso o occhiolino a sottolineare un lavoro ben fatto.
Mentre io mi muovevo per la casa, lui se ne stava in salotto, fermo sulla poltrona a sorseggiare il caffè, lo sguardo fisso su un punto indefinito del muro.
Il mio problema più grande era l'assenza della mia brasiliana, e con lei ogni barriera tra la mia pelle e i miei vestiti.
Fare le faccende senza di quella sottile protezione era una tortura, mi sentivo trasparente...nudo.

Quando entrai nella stanza dello zio per fargli il letto, l'abituale formicolio all'uccello si trasformò in un'erezione immediata e insistente.
Senza le mutande a contenerlo, la mia eccitazione era un palo rigido che spingeva contro il tessuto del pigiama, fin troppo evidente a chiunque si fosse degnato di guardare.
Per fortuna, lo zio non guardava. Mi sentii allo stesso tempo sollevato e abbandonato.
Mentre sistematicamente piegavo le lenzuola, la mia mano toccò qualcosa di nascosto sotto il suo cuscino: era la brasiliana. La tirai fuori e la portai al naso e l'annusai.
L'odore era diverso: mi sembrava non ci fosse più soltanto il mio, ma si mescolasse a quello più intenso e maschile dello zio, un profumo di quella stessa frustrazione che avevo visto sfogarsi nel bagno.
In quel momento, sentii il clic secco della porta d'ingresso. Lo zio era uscito.

Ero solo.
Un brivido mi percorse la schiena.
Corsi in bagno, esattamente nel punto in cui lo avevo spiato il giorno prima.
Mi appoggiai al lavandino, nella stessa posizione e mi misi la brasiliana sul naso, riempiendomi i polmoni del mix di odori, mentre con l'altra mano presi il mio cazzo già durissimo.
Non ci volle nulla: in pochi secondi, un getto caldo e copioso mi schizzò contro il lavandino, proprio come aveva fatto lui. Mi sentii vuoto, esaurito.
Come lui il giorno prima, pulii il lavandino con l'acqua, finalmente indossai la mie mutande da femmina e tornai in salotto a continuare con le faccende, il corpo leggero e il cuore pesante.

La signora delle pulizie arrivò in orario a mezzogiorno come al solito. Mi guardò con un sorriso compiaciuto mentre finivo di pulire il pavimento del salotto, ginocchioni su un panno umido.
"Brava ragazza, sempre più brava," disse, sedendosi sulla poltrona "oggi ho un nuovo compito per te." detto ciò, mi porse un sacchetto di plastica trasparente.
All'interno c'erano le mutande sporche della signora.
"Tanto devi lavare anche le tue" aggiunse con un sorriso crudele.
Presi il sacchetto con le mani che tremavano.
"Grazie, signora." sussurrai e lei annuì soddisfatta, iniziando a togliersi le scarpe per il solito massaggio.

Continua.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per un lavoro ben fatto parte 6:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni